Nuova legislazione sulle vincite provenienti dal gioco

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Solo pochissimi giorni fa, il 10 maggio 2016 per la precisione, in Senato si è discusso delle “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2015-2016”.

Perché dovrebbe interessarci, vi starete chiedendo.

Perché l’articolo 5 riguarda da vicino il mondo del gioco d’azzardo, ovviamente.

L’articolo che più interessa gli appassionati del genere porta un lunghissimo e pomposo nome, ossia “Disposizioni in materia di tassazione delle vincite da gioco. Esecuzione della sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea 22 ottobre 2014 nelle cause riunite C-344/13 e C-367/13. Caso EU Pilot 5571/13/TAXU”. Ovviamente, vi basterà leggere le prime parole per capire quanto sia importante nel nostro ambito.

La legge italiana, per la precisione “il comma 1 dell’articolo 69 del Testo unico delle imposte sui redditi (decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917)” fino ad oggi prevedeva che “i premi e le vincite derivanti da lotterie, concorsi a premio, giochi e scommesse organizzati per il pubblico[…], costituiscano reddito per l’intero periodo di imposta, senza alcuna deduzione”. Se avete saltato le virgolette appena sentito puzza di burocratese, vi spiego: per le vincite (superiori a 25,82€), siano esse dovute a un gioco a premi televisivo o a un gratta e vinci, lo Stato si becca una percentuale in tasse.

Capisco la vostra confusione: se vi sarà capitato di vincere una somma modesta (e comunque superiore ai 25€) avrete notato che non ci saranno state detrazioni di alcun tipo. Non sorridete, la sorte non vi ha favorito, ma semplicemente, né lo Stato ha chiuso un occhio sulla vostra vincita, ma semplicemente i casinò italiani erano esenti da queste detrazioni in quanto obbligati a pagare una tassa “a monte”, rifacendosi al comma 7: la percentuale che avrebbe dovuto essere trattenuta sulle vincite ottenute in casinò sul solo territorio italiano era compresa nella cosiddetta “imposta sugli spettacoli”, per cui le vincite non avrebbero subito detrazioni.

La normativa italiana prevedeva però una differenza di trattamento fiscale: un cittadino italiano che vincesse una somma, per esempio, a Montecarlo, avrebbe dovuto indicare la somma come reddito e pagarci, ovviamente, profumate tasse, cosa che non sarebbe stato tenuto a fare qualora avesse vinto, diciamo, a Sanremo.

Ovviamente l’Unione Europea si è fatta sentire, ritenendo le detrazioni effettuate su vincite ottenute in case da gioco non italiane ma comunque situate in paesi membri una violazione del trattato di libera circolazione.

Dopo numerose deleghe, ritardi, scadenze non rispettate, comma su comma su comma, affogando in numeri e articoli scritti in fitto linguaggio settoriale, alla fine l’Unione Europea ha vinto, pareggiando i conti tra i casinò siti nei territori dell’Unione e quelli Italiani: niente tasse per vince fuori patria, dunque. Una bella notizia, no? Sarete adesso liberi di poter scommettere anche all’estero senza paura di veder diminuire il vostro sofferto gruzzoletto.

In bocca al lupo, e che la fortuna vi sorrida!